L’arena (Agosto 2008)

Posted On 3 marzo 2013

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Sigurd avanzò al centro del piazzale, l’elsa della spada stretta nella mano destra, il braccio sinistro che pendeva inerte lungo il fianco.

Di fronte a lui stava il figlio del re: un ragazzo impaziente di appena dodici anni già equipaggiato come un guerriero.

Il vecchio veterano scrutò con attenzione la cotta di maglia in argento che ricopriva il torace smilzo, l’elmo decorato che proteggeva la testa dell’erede al trono e il lucido acciaio della spada forgiata quella stessa mattina dal miglior fabbro della capitale.

Il figlio del re guardò di sfuggita il suo avversario, un vecchio relitto dagli scarmigliati capelli color del ferro, vestito con una leggera tunica che doveva aver visto molte primavere e con una vecchia spada tutta ammaccata, e sbuffò spazientito:

-Padre.- disse rivolto al re che osservava la scena dal suo trono sul lato dell’arena, -Non voglio sporcarmi le mani con il sangue di un vecchio con un braccio solo!

-Figlio.- replicò il re fissandolo severo, -Mi hai chiesto uno sfidante per saggiare la tua abilità, e questo è quello che io ho scelto per te. Ora taci e affrontalo.

Il giovane emise un altro sbuffo di disprezzo, mentre Sigurd si inchinò lentamente di fronte al re e si mise in guardia.

Il ragazzo lo attaccò con tutta l’irruenza e la forza della sua giovane età. La sua spada calò in una rapida successione di colpi che lui parò a fatica mentre veniva costretto a indietreggiare sulle gambe malferme.

L’erede al trono vide una facile vittoria e si preparò a finire il suo avversario.

Gli occhi di Sigurd incontrarono per un attimo quelli del re.

La testa del re fece un breve cenno di assenso.

Il colpo mortale diretto al collo del vecchio soldato si arrestò bruscamente sulla lama della vecchia spada con un’esplosione di scintille. Negli occhi grigi di Sigurd bruciava ora una feroce furia omicida e, respinto rudemente il suo avversario, spostò la spada nella mano sinistra e iniziò una frenetica danza di finte, colpi a sorpresa e rapide stoccate.

In pochi secondi il ragazzo fu costretto a terra, la spada strappata di mano, l’elmo ammaccato che gli scivolava via dalla testa e la cotta ridotta a brandelli mentre il vecchio gli puntava la lama alla gola fissandolo con severità dall’alto in basso.

Il re, alzandosi in piedi e sorridendo sotto ai baffi, disse al figlio:

-Molto bene, ragazzo. Hai appreso la prima, vera lezione di ogni buon guerriero: MAI sottovalutare un avversario. E ora che hai provato il sapore della sconfitta alzati e rendi omaggio a mastro Sigurd, che fu mio maestro d’armi e che da oggi sarà anche il tuo.

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