Garou, prologo

Posted On 12 novembre 2013

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Eric Darkwood stava scrutando la serie di cifre che scorrevano sullo schermo del computer, ma in realtà la sua mente era concentrata altrove.

Probabilmente una parte di sé, una parte che lui aveva scoperto e portato alla luce con pazienza e dedizione nel corso degli anni, sapeva che poco importava la vera natura di quelle cifre, anche se si trattavano degli scambi azionari delle compagnie più potenti degli Stati Uniti d’America. No, quella parte di lui che era nascosta a tutti, esclusa la piccola cerchia dei suoi soci e dei suoi diretti sottoposti, sapeva che, anche in caso di problemi immediati, sarebbe bastato un suo intervento diretto per risolvere qualunque tipo di problema.

Riguardo all’altro problema, invece, quello che ora lo affliggeva…

Dannazione! esplose mentalmente, senza che all’esterno trapelasse qualsiasi segno della sua esasperazione, Che casino che hai combinato, Helena!

Eric Darkwood era un uomo di successo. Era il presidente di una fiorente ditta finanziaria a cui diverse società molto influenti si appoggiavano per investire i loro abbondanti capitali e ottenerne sempre di più. Eric e i suoi soci si limitavano a scegliere la strategia di investimento migliore; ad assicurarsi che nulla minacciasse i capitali dei loro clienti; a godere di una percentuale sul capitale guadagnato e ad eliminare qualsiasi ostacolo si frapponesse tra loro e i loro obbiettivi. Grazie al segreto condiviso da lui e dagli altri suoi soci, all’età di soli venticinque anni aveva ottenuto fama, gloria e ricchezze oltre ogni altro sogno.

Ma…

Purtroppo, come in ogni favola c’era uno stramaledetto ma!

Il suo problema era quella sconsiderata di Helena Darkwood, sua sorella minore. Quando i loro genitori erano morti, lasciandoli soli e in cattive acque finanziarie, Eric aveva preso in mano le redini della famiglia e, mentre Helena completava la sua istruzione in costosi college privati, lui aveva nuotato in acque infestate dagli squali facendosi largo con le zanne e con gli artigli per farsi un nome e una posizione.

Spesso, in maniera molto letterale…

Quando due anni prima Helena lo aveva raggiunto nella sede operativa di Los Angeles, Eric aveva creduto di aver ottenuto un altro successo. Helena era infatti una ragazza seria e posata, spregiudicatamente attraente e dotata di un’intelligenza acuta e versatile.

Spinto dall’euforia, Eric l’aveva messa a parte del suo segreto, un segreto che lei stessa aveva abbracciato e che aveva fatto suo in un tempo spaventosamente breve, a ben ripensarci…

Tutto pareva andare per il meglio: Eric stava pensando di combinare il matrimonio di sua sorella con uno dei maggiori azionisti del loro miglior cliente, un altro modo per incrementare il potere decisionale e il fatturato dell’azienda, quando tutto era precipitato…

Helena era sparita per quasi due settimane senza dire nulla. Quando era tornata era cambiata, era divenuta cupa e taciturna. A nulla erano valse le domande e le minacce di suo fratello: lei aveva mostrato una forza interiore fino ad allora sconosciuta e si era categoricamente rifiutata di dire dove fosse stata.

La cosa avrebbe potuto finire lì, ma poi Eric aveva scoperto che la sorella era incinta ed era scoppiato il finimondo.

Tutti i progetti del matrimonio erano andati in fumo; Helena si rifiutava di dire chi fosse il padre del bastardo che portava in grembo e, al solo parlare di aborto, era divenuta una furia incontrollabile, che aveva indotto Eric a prometterle che le avrebbe fatto portare a termine la gravidanza.

E tra breve portò vedere il piccolo bastardo che faccia ha,. pensò mestamente, Sempre ammettendo che riesca a sopravvivere…

L’ultimo mese di gravidanza non era stato facile. Helena aveva avuto diverse crisi anemiche e aveva rischiato un parto prematuro. I medici l’avevano stabilizzata, ma ormai era sempre più debole e non poteva più alzarsi dal suo letto della clinica privata…

Un trillo improvviso lo strappò dai suoi pensieri.

Attivò l’interfono, ma, con un senso di premonizione, sentiva di sapere già di cosa si trattava…

L’immagine sullo schermo gli confermò subito il suo primo sospetto: il viso era quello sottile e imperscrutabile di Henrique, il suo braccio destro, che aveva incaricato di sorvegliare la sorella.

“Capo…” la voce di Henrique era solitamente bassa, quasi priva di inflessioni, ma stavolta Eric riuscì a percepire una nota di preoccupazione, che quasi gli anticipò le sue parole successive:

“Purtroppo ho brutte notizie: Helena è morta durante il parto.”

Nonostante si fosse votato anima e corpo al successo, nonostante tutto quello che aveva pensato della sorella, la notizia della sua morte gli fece male: il dolore sordo che afferra il cuore alla morte del sangue del tuo sangue.

Cercando di ricacciare indietro le lacrime, almeno temporaneamente, e di prendere tempo per decidere cosa fare, chiese:

“Il bambino?”

“Un maschio.” commentò l’altro uomo, “Vivo e sano come un pesce, ma…”

“Ok, avvia le pratiche per darlo in adozione. Non voglio spendere i miei soldi per un bastardo, anche se è mio nipote.”

“Capo, c’è una cosa che…”

“No, Henrique, non mi interessa. Non voglio nemmeno sapere dove andrà. Non lo uccido con le mie mani perché l’ho giurato a mia sorella, ma non voglio nemmeno vederlo, chiaro?”

“Capo, il pupo ha mutato.”

Le ultime parole caddero in un silenzio incredulo, poi Eric esplose:

CHE COSA!? Non è possibile… Sei sicuro…?”

“L’ho visto con questi occhi, capo.” confermò Henrique, “Un minuto prima era un bel pupo roseo e urlante, un momento dopo era diventato un mostriciattolo tutto e artigli e pelliccia. Una pelliccia nera, come la tua e quella di tua sorella.”

Eric osservò a lungo il volto del suo subordinato: la carnagione olivastra che sembrava scolpita nella pietra, i lunghi baffi neri a manubrio e le folte sopracciglia che gli davano un’espressione perennemente accigliata, gli occhi di ossidiana, freddi e impassibili nonostante tutto quello a cui avevano assistito… No, quello non era il volto di qualcuno a cui piacesse scherzare.

Ma allora…

Non è possibile. La muta non può avvenire prima di un rituale e so per certo che Helena non ne ha fatto nessuno per suo figlio… Non so neppure se ne esiste uno per i bambini non ancora nati! Ma allora… L’unica spiegazione è che quel piccolo bastardo sia un alfa! Non è possibile… O no?

Rendendosi conto che ora doveva agire in fretta, ordinò al suo sottoposto:

“Cambio di programma: portamelo qui. Il dottore e le infermiere che hanno assistito…”

“Li ho già sistemati.- gli confermò Henrique, -Del cadavere di tua sorella che facciamo?”

“Fa’ in modo che sia preparata per la sepoltura. Passerai poi dalla chiesa a parlare con il sacerdote. La cosa importante è che voglio qui il bambino. Subito!”

Henrique fece un cenno affermativo e chiuse la comunicazione.

Rimasto solo con i suoi pensieri, Eric passò in rassegna ogni possibilità, dimentico persino dei dati che continuavano a scorrere sul suo computer.

Alla fine, con un sospiro, si convinse che c’era un’unica spiegazione plausibile.

C’è un solo tipo di creatura in grado di mutare forma subito dopo la nascita…

Suo nipote era un Lupo Mannaro Alfa.

 

 

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